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Editoriali




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Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), nel 2020 i migranti internazionali erano 281 milioni, il 3,6% della popolazione mondiale. Dei lavoratori migranti internazionali, 102,4 milioni (quasi il 61% del totale) risiedevano in tre sotto-regioni: America settentrionale, Stati arabi, Europa settentrionale, meridionale e occidentale. La regione degli Stati arabi (definizione dell’organizzazione mondiale del lavoro che include gli Stati della penisola arabica e Iraq, Siria, Libano e Giordania) è una delle principali destinazioni dei lavoratori migranti internazionali che rappresentano in quei Paesi il 41,4% dell’intera popolazione attiva.
I rifugiati sono 35 milioni – più che raddoppiati rispetto al 2000 – e 5 milioni sono i richiedenti asilo. Gli sfollati interni sono 71 milioni, più che triplicati rispetto al 2000 e, secondo i dato del 2022 che sono i più recenti disponibili, i primi cinque paesi per numero di sfollati sono la Siria, con circa 7 milioni, l’Ucraina, con circa sei, la Repubblica democratica del Congo con 5,7 milioni, la Colombia (4,8 milioni) e lo Yemen (4,5 milioni).
I dati 2022 non potevano tenere conto né della catastrofe umanitaria in corso in Sudan, dove dall’aprile 2023 il conflitto ha provocato circa 12 milioni di sfollati, né della guerra a Gaza, che ha costretto circa 1,9 milioni di persone a sfollare, mentre i palestinesi registrati come rifugiati erano già 5,9 milioni.
I missionari della Consolata lavorano con migranti e rifugiati a Oujda, Marocco, Boa Vista, Brasile e in Ucraina.

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