Progetti in corso


Editoriali






Enter your email address below and subscribe to our newsletter

L’Africa è il primo continente nel quale i Missionari della Consolata hanno stabilito la loro presenza. In Kenya si trova la prima missione, fondata nel 1902, mentre l’Angola è il paese di più recente insediamento dei missionari.
Continente in rapida evoluzione, l’Africa ha superato il miliardo di abitanti e le proiezioni suggeriscono che la popolazione sarà raddoppiata nel 2050. Secondo le stime dell’Africa Development Bank, nel 2024 la crescita del PIL del continente è stata intorno al 3 per cento. Gli investimenti stranieri nel 2023 risultavano quasi triplicati rispetto al 2003 e le rimesse inviate in Africa Sub-sahariana dagli africani che vivono all’estero erano intorno ai 55 miliardi di dollari, mentre l’aiuto pubblico allo sviluppo ricevuto era stato di 62 miliardi di dollari.
Questa crescita nei dati macro-economici, tuttavia, non sempre corrisponde a un miglioramento tangibile nella vita delle persone: intere aree di alcuni paesi e larghe fasce della popolazione rimangono escluse dall’espansione economica, o ricevono benefici solo molto marginali. In Africa sub-Sahariana, l’aspettativa di vita è di 63 anni – quasi venti anni in meno rispetto a quella nell’Unione europea, e dieci in meno rispetto alla media mondiale – mentre il 32 per cento della popolazione sopra i 15 anni a è analfabeta (in alcune delle missioni in cui i missionari della Consolata sonno presenti il dato raddoppia). Un quarto dei bambini in età da scuola primaria non va a scuola e un insegnante delle elementari su tre non ha adeguata formazione. Solo metà della popolazione del continente ha accesso all’elettricità (un terzo, nelle zone rurali), mentre l’accesso a una fonte d’acqua sicura manca ancora a un africano su tre, uno su due nelle aree rurali.
La media del personale sanitario è di due medici e dodici fra infermieri e ostetriche ogni diecimila persone (in Italia, il dato per lo stesso numero di abitanti è di 42 medici e 77 infermieri e ostetriche). Un terzo dei parti avvengono senza l’assistenza di personale sanitario qualificato e una madre su cinque non riceve alcun tipo di cura prenatale.
Metà degli abitanti delle città vive in una baraccopoli, mentre su mille bambini 68 muoiono prima di compiere cinque anni. L’infezione da HIV è in calo e si attesta sul 3,8 per cento, mentre la malaria nel 2015 ha colpito oltre 263 milioni di persone nel mondo, il 94% per cento delle quali in Africa. La proporzione è la stessa per le morti di malaria: 597 mila nel mondo, il 95 per cento in Africa.
(dati OCSE, AfDB e Banca Mondiale)
Il lavoro in Africa si concentra principalmente sui seguenti contesti:
sanità: i quattro grandi ospedali, che servono un bacino d’utenza complessivo di almeno mezzo milione di persone, si trovano a Ikonda, in Tanzania, a Wamba, in Kenya, a Neisu, in RD Congo e in Etiopia, a Gambo. Vi sono poi centinaia di dispensari e centri di salute che servono le aree più isolate o le periferie urbane dove le condizioni sanitarie sono estremamente precarie. La più recente struttura sanitaria è il dispensario e maternità di Dianra, in Costa d’Avorio, che insieme alla struttura “gemella” a Marandallah fornisce un servizio di importanza cruciale per la zona della Diocesi di Odienné;
istruzione e formazione: i missionari gestiscono scuole di ogni ordine e grado, dall’asilo alle superiori. I centri d’eccellenza sono il Sagana Technical Training Institute (Kenya), che ha formato diversi membri della classe dirigente kenyana e la Faraja House e il Technical College di Mgongo, in Tanzania. Di recente i missionari in Mozambico hanno poi avviato una scuola secondaria a Nampula, dove l’insegnamento avviene in portoghese ed inglese. Numerosissime sono le scuole materne e primarie, che vengono supportate anche grazie al sostegno a distanza alimentato dalla generosità di circa quattromila donatori. Infine, in molte missioni sono attivi programmi di formazione professionale che coinvolgono giovani, specialmente donne, interessati a acquisire competenze professionali in sartoria, informatica, agricoltura e altri ambiti connessi al mercato del lavoro locale;
accesso all’acqua: l’esperienza più significativa, anche questa in Kenya, è indubbiamente il Tuuru Water Scheme, un acquedotto che serve 250 mila persone e circa 80 mila capi di bestiame. Vi sono poi progetti idrici in corso praticamente in tutte le missioni in Africa: pozzi, cisterne, sistemi di canalizzazione per l’irrigazione permettono alle comunità di accedere a fonti d’acqua sicure e protette. In molti casi, l’accesso all’acqua viene perseguito come elemento funzionale alla sanità – i pozzi che servono i dispensari – o all’istruzione – pozzi e cisterne per le scuole – ma le risorse idriche sono sempre messe al servizio dell’intera comunità circostante e spesso regolate da appositi comitati di gestione locali che si fanno carico della manutenzione degli impianti, dell’equa distribuzione dell’acqua e della formazione al suo corretto utilizzo;
sviluppo socio-economico: connesse ai programmi di formazione professionale vi sono svariate esperienze di progetti il cui obiettivo è quello di sostenere individui e piccole imprese locali nell’avvio di attività generatrici di reddito. Agricoltura, microcredito, sartoria, produzione alimentare (forni e panifici) sono alcuni degli ambiti in cui si concentra il sostegno dei missionari. L’eccellenza in questo settore è rappresentata dalla salina di Batanhe a Nova Mambone (Mozambico), che produce sale ordinario e fior di sale di altissima qualità per la vendita sul mercato mozambicano. La salina occupa, nella stagione di massima attività, fino a novanta lavoratori, ai quali fornisce anche formazione tecnica e corsi di alfabetizzazione;
All’interno di questi settori di intervento, i missionari operano per la valorizzazione delle periferie urbane, ad esempio con le esperienze nelle baraccopoli di Nairobi o nelle periferie di Kinshasa; nella prevenzione e risoluzione del conflitto, nel caso di tensioni inter-etniche come quelle che ciclicamente si verificano nel nord del Kenya; protezione e salvaguardia delle culture autoctone e delle minoranze, con progetti ventennali come quello del centro di investigazione Macua-Xirima, in Mozambico, dove i missionari hanno contribuito in maniera decisiva alla trascrizione della lingua a e grammatica xirima e della cosmologia e cosmogonia del popolo macua.
Oggi i missionari hanno presenze in:
Kenya, Uganda, Tanzania, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Sudafrica, Costa d’Avorio, eSwatini, Angola.