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Editoriali




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La Repubblica Unita di Tanzania è nata nel 1964 dalla fusione di Tanganica (la colonia britannica, che a sua volta ha preso il nome dal lago) con Zanzibar, l’arcipelago al largo della costa orientale dell’Africa. Con una superficie totale di 945,087 chilometri quadrati, la Tanzania è il trentesimo Paese al mondo per estensione, circa tre volte più grande di Italia. Condivide confini con il Kenya e l’Uganda (nord), Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo (ovest), e lo Zambia, Malawi e Mozambico (sud).
È montuosa nel nordest, dove si trova la montagna più alta del continente, il monte Kilimanjaro (5895 metri). A nord e a ovest si trovano i grandi laghi Vittoria e Tanganica. La parte centrale del paese è dominata da un grande altopiano, mentre la parte orientale è calda e umida. In Tanzania ci sono i più grandi altezze e le più profonde depressioni dell’Africa.
Ventiduesimo Paese al mondo per numero di abitanti (68 milioni), la Tanzania ha una densità di popolazione di 68 persone per chilometro quadrato nella parte continentale e di 768 persone per chilometro quadrato a Zanzibar.
Guardando tuttavia al dettaglio delle regioni, emergono grandi differenze fra le zone urbane e quelle rurali: si passa dagli oltre 3.800 abitanti per chilometro quadrato di Mjini Magharibi (Zanzibar) o Dar Es-Salaam ai 25 nella regione occidentale di Katavi e ai 19 della regione centro-meridionale rurale di Lindi. Oltre il 60% della popolazione vive nelle zone rurali. I cristiani (cattolici e protestanti quasi in egual numero) rappresentano oggi circa il 60% della popolazione, seguiti dai musulmani (30%) e delle religioni tradizionali. A Zanzibar i musulmani sono il 99%.
Storia
Africa Orientale tedesca dal 1885 (mentre Zanzibar divenne un protettorato britannico nel 1890), la Tanzania conobbe un periodo di sviluppo delle infrastrutture e l’agricoltura proprio sotto l’influenza della Germania. Alla fine della prima guerra mondiale, l’Africa Orientale tedesca fu occupata dagli inglesi, a cui la Società delle Nazioni affidò l’area alla fine del conflitto. La colonia fu ribattezzata Tanganyika e il mandato britannico fu rinnovato nel 1946.
Dopo la seconda guerra mondiale iniziò il processo che portò la colonia all’indipendenza nel 1961 e all’unione con Zanzibar nel 1963. Tra gli attori principali in questi anni Julius Nyerere merita una menzione speciale: il “mwalimu” (maestro, come veniva chiamato), divenne il primo presidente della Tanzania indipendente.
Nyerere impose lo swahili come lingua nazionale in tutto il paese e creò un sistema politico ed economico basato su un socialismo agricolo chiamato ujamaa, parola swahili difficile da tradurre che indica l’appartenenza di ogni individuo alla comunità e il dovere di cooperare con essa. Inoltre Nyerere favorì la mobilità interna al fine di eliminare la componente tribale dalla politica della Tanzania. L’unità e l’omogeneità della popolazione ottenuti grazie alle politiche di Nyerere hanno finora protetto questo paese africano da conflitti inter-etnici che hanno scosso molti Paesi vicini. Nei primi anni novanta, il presidente Ali Hassan Mwinyi, successore di Nyerere, ha intrapreso una serie di riforme sostanziali nel Paese, abbandonando gradualmente l’ujamaa e introducendo un sistema multipartitico: fino ad allora, infatti, l’unico paerito era stato Chama cha mapinduzi (Ccm).
Anche dopo l’introduzione del multipartitismo, però nessun partito ha mai superato Ccm che, forte del suo controllo sulle articolazioni dello Stato, ha esercitato crescenti pressioni, intimidazioni e manipolazioni elettorali per mantenersi al potere. Nel 2021 il presidente in carica John Magufuli è deceduto e la sua vice presidente Sonia Hassan, ne ha preso il posto. Nel 2025 ci sono state le elezioni presidenziali: in un clima di forte repressione delle opposizioni, Hassan è risultata rieletta, ma nelle proteste che hanno seguito lo spoglio sono morte centinaia di persone.
Economia
Il Pil della Tanzania è di circa 79 miliardi di dollari e ha avuto nel 2024 un tasso di crescita del 5,5%: fra il 2000 e il 2024 è oscillato fra il 2% e il 2020 al.7,7 del 2011. Il Pil pro capite è di 1.185,7 dollari americani e il suo indice di sviluppo umano è di 0,555, collocando così il Paese nella fascia media di sviluppo umano, al 165° posto sul totale di 193 Stati. Quasi due terzi della popolazione è senza elettricità e a poco meno della metà manca l’acqua potabile. Ci sono 181mila chilometri di strade, di cui circa 4mila asfaltati.
L’attività principale è l’agricoltura, che occupa due terzi della forza lavoro, in netto calo rispetto al valore di inizio secolo che era 83%. Solo l’% della popolazione è attiva nel settore industriale, mentre il 26% è impiegato nel settore dei servizi. I principali prodotti agricoli sono mais, riso, banane e le piantagioni di caffè, tè e tabacco sono spesso monopolio delle multinazionali straniere che lasciano un margine di profitto molto ridotto alla popolazione locale.
Le grandi risorse naturali come le riserve d’oro e i parchi nazionali non sono sfruttate appieno e generano poco reddito. I tassi di disoccupazione restano molto elevati (dal 7,5% nelle zone rurali e il 16% nelle aree urbane), l’economia informale è spesso l’unica alternativa. L’attuale governo sta mettendo a punto strategie per la creazione di posti di lavoro e favorire la popolazione più giovane. Il livello dei salari è basso: il salario minimo è di 87 dollari al mese.
Situazione sanitaria
L’attuale aspettativa di vita per un tanzaniano è 67 anni. Il tasso ufficiale di infezione da HIV nel 2024 era 0,64 per mille abitanti, un miglioramento significativo rispetto al 5,9 ogni mille del 1990. le prime cinque cause di morte secondo i più recenti dati (2021) sono le infezioni delle vie respiratorie inferiori, la malaria, la tubercolosi, l’Hiv/Aids e l’ictus.
Le donne che possono partorire con l’assistenza di personale sanitario qualificato sono il 64% (dato 2016), mentre e il Paese dispone di un medico ogni diecimila pazienti. Più di un terzo delle famiglie non ha accesso a servizi idrici di base.